Approfondimenti

Parco della memoria: una soluzione ai problemi connessi all’edilizia cimiteriale.

Nell’ottica di una maggiore attenzione alle politiche ambientali e del consumo del territorio, non può essere esclusa una delle problematiche che i grandi centri urbani devono affrontare: l’edilizia cimiteriale. Cosenza nella fattispecie ha un serio problema in questo senso, con una situazione veramente difficile che vede tempi di tumulazione delle salme lunghe di mesi. Una proposta che aiuterebbe a risolvere questo problema è l’utilizzo della cremazione invece della tumulazione della salma. Questo ridurrebbe notevolmente gli spazi in caso di conservazione delle ceneri (che possono anche essere affidate ai congiunti che le possono conservare in luoghi privati) e li eliminerebbe in caso di dispersione.

Va inoltre considerato che la normativa vigente prevede che dopo 20 anni dalla tumulazione i feretri possono essere estumulati e i resti mortali possono essere cremati, questo consentirebbe di eliminare nuove costruzioni riutilizzando l’esistente.

Altra considerazione in questo ambito è la differenza di costi delle due diverse pratiche cimiteriali, la cremazione è notevolmente meno costosa della tumulazione.

Dopo un vuoto normativo anche la Calabria si è dotata di una normativa in merito, con l’adottazione della L. R. Calabria 29/11/2019, n. 48 e dalla successiva Legge regionale 30 novembre 2022, n. 40, che integrano le disposizioni nazionali (Legge 130/2001 e DPR 285/1990).

In Calabria esiste un solo impianto di cremazione che si trova a Carpanzano ed è gestito dall’impresa funebre Urcioli (Urciuoli Cremazioni | Carpanzano).

In questo ambito trova posto una soluzione che va a ridurre il problema e nello stesso tempo concilia l’arredo urbano e l’ambiente. Lo si potrebbe definire “parco della memoria” dove invece di avere de loculi, tombe, cappelle e ossari si avrebbero alberi con targhe commemorative.

Alcuni progetti in questo senso sono già in essere (https://www.capsulamundi.it/it/ e https://www.arborvitaememorial.com/), che al momento prevedono solo capsule cinerarie in quanto la normativa in Italia non consente gli ovuli per le salme.

Marcello Rugna

La Primavera premia Cosenza

Grande partecipazione alle selezioni per Maestri di Sci: la Calabria si conferma protagonista

A metà maggio si sono svolti nella nostra città gli esami teorico-culturali finali per l’abilitazione alla professione di maestro di sci, che hanno portato alla promozione di 18 nuovi professionisti della neve.
L’evento ha registrato una partecipazione straordinaria, coinvolgendo ben 108 atleti provenienti da diverse realtà sportive italiane. Tra loro figuravano anche sette atleti della Nazionale Italiana che, in virtù dei requisiti previsti dal regolamento, hanno avuto accesso diretto al corso senza sostenere la prova selettiva. Nonostante ciò, hanno scelto di aderire al Collegio Regionale Maestri di Sci della Calabria, oggi tra i più numerosi e rappresentativi a livello nazionale.
Le prove di selezione hanno evidenziato un livello tecnico particolarmente elevato. Dei 108 partecipanti, 43 candidati hanno ottenuto l’ammissione al corso, confermando l’eccellente preparazione degli atleti presenti. Un risultato che ha consentito alla Calabria di distinguersi ancora una volta tra le realtà più competitive del panorama nazionale, raggiungendo posizioni di vertice nelle classifiche di settore.
Tra i motivi di orgoglio per il movimento sciistico regionale spicca anche un importante primato: la Calabria può vantare il maestro di sci più giovane d’Italia, Alessandro Molinari, simbolo di una nuova generazione di professionisti preparati, competenti e fortemente motivati.
L’organizzazione dell’intera manifestazione è stata curata dalla presidente del Collegio Regionale Maestri di Sci Calabria, Simona Piccitto, e dall’istruttore selezionatore Luca Attanasio, che hanno coordinato ogni fase delle attività garantendo il regolare svolgimento delle prove e offrendo ai partecipanti un percorso formativo di elevato livello qualitativo.
Le selezioni rappresentano un ulteriore passo avanti per la crescita e la valorizzazione dello sci in Calabria, testimoniando il costante impegno del Collegio regionale nella formazione di nuovi professionisti. Un lavoro che contribuisce a rafforzare il prestigio della regione nel panorama nazionale degli sport invernali e a consolidarne il ruolo tra le eccellenze del settore.

Cosenza Comics and Games 2026: “Mission: Multiverse” conquista la Calabria

Dal 15 al 17 maggio 2026 il Parco Acquatico S. Chiara di Rende (CS) ha ospitato la dodicesima edizione del Cosenza Comics and Games, il Festival della Cultura Nerd che negli anni è diventato uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di fumetti, videogiochi, anime, cosplay e intrattenimento pop del Sud Italia.

Ad accompagnare il pubblico in questa nuova avventura è stato il claim scelto per l’edizione 2026: “Mission: Multiverse”. Più di un semplice slogan, una vera e propria chiamata all’esplorazione di mondi, storie e universi narrativi differenti, uniti dalla passione condivisa per la cultura nerd.

Mission: Multiverse, un viaggio tra mondi e immaginari

Il concetto di multiverso rappresenta oggi una delle idee più affascinanti della cultura contemporanea. Attraverso film, serie TV, fumetti, videogiochi e produzioni animate, il multiverso è diventato il simbolo di una creatività senza confini, capace di intrecciare universi narrativi diversi e coinvolgere generazioni di appassionati.

Con “Mission: Multiverse”, il Cosenza Comics and Games 2026 ha celebrato proprio questa energia creativa: un flusso continuo di storie, personaggi e immaginari che si incontrano, si contaminano e danno vita a nuove esperienze condivise.

Un festival che va oltre i tre giorni di evento

La manifestazione non si è limitata ai tre giorni del festival. Dal 12 al 22 maggio 2026, infatti, il Museo del Presente di Rende (CS) ha ospitato una serie di mostre dedicate al mondo del fumetto, dell’illustrazione e della cultura pop, offrendo ai visitatori un’opportunità unica per approfondire temi e opere legate all’universo nerd.
Le esposizioni hanno rappresentato un importante momento culturale, ampliando il programma dell’evento e coinvolgendo il pubblico anche al di fuori delle giornate principali del festival.

Una rete di partner per raccontare la cultura nerd

Anche per questa dodicesima edizione, il Cosenza Comics and Games ha potuto contare sul supporto di prestigiosi media partner che hanno contribuito a raccontare e diffondere l’evento a livello nazionale.
Tra i media partner ufficiali figurano:
• Rai Radio Kids
• No Name Radio
• Screen World
• AnimeClick
• Videogiochitalia.it
A ricoprire il ruolo di radio ufficiale dell’evento è stata invece Rai Radio Tutta Italiana, che ha accompagnato il pubblico durante la manifestazione con contenuti, approfondimenti e collegamenti dedicati.

Un appuntamento sempre più centrale nel panorama nerd italiano

Con la sua dodicesima edizione, il Cosenza Comics and Games conferma il proprio ruolo di punto di riferimento per la cultura pop e nerd in Calabria e nel Sud Italia. Grazie a un format capace di unire intrattenimento, cultura, arte e innovazione, il festival continua a crescere, coinvolgendo migliaia di appassionati e creando occasioni di incontro tra community, artisti, creator e professionisti del settore.
“Mission: Multiverse” ha rappresentato perfettamente lo spirito dell’edizione 2026: un invito a esplorare mondi diversi, lasciarsi ispirare dalla creatività e vivere insieme un’esperienza che supera i confini dei singoli universi per diventare una grande avventura collettiva.
https://www.cosenzacomicsandgames.it/edizione-2026/

Squash italiano protagonista a Rende: assegnati i titoli nazionali assoluti e di categoria

Dal 29 al 31 maggio 2026, lo Scorpion Health Club di Rende ha ospitato i Campionati Italiani Assoluti Individuali e di Prima Categoria maschili e femminili, organizzati dalla Federazione Italiana Gioco Squash. Una manifestazione di grande prestigio che ha richiamato circa 100 atleti provenienti da tutta Italia, confermando ancora una volta il ruolo centrale della Calabria nel panorama nazionale di questa disciplina.

Cristina Tartarone nella storia dello squash italiano

Tra i risultati più attesi spicca il trionfo di Cristina Tartarone (CS Scorpion), che nella finale dell’Assoluto Femminile ha superato per 3-0 Giorgia Ranieri (BA Squash), conquistando il suo quinto titolo italiano assoluto. Per l’atleta cosentina si tratta inoltre del terzo successo consecutivo, dopo quelli ottenuti nel 2022, 2024 e 2025, che si aggiungono al primo storico titolo conquistato nel 2019.
A completare l’ottimo risultato della società organizzatrice, la medaglia di bronzo è andata a Beatrice Avolio (CS Scorpion), mentre al quarto posto si è classificata la compagna di squadra Ludovica Salerno.

Yuri Farneti conquista il dodicesimo titolo assoluto

Nel torneo maschile, Yuri Farneti (MI Academy) ha confermato il proprio dominio sulla scena nazionale aggiudicandosi il dodicesimo titolo italiano assoluto della carriera. In finale ha avuto la meglio per 3-0 su Nicolas Serna Londono (RN Giovani et Squash).
La medaglia di bronzo è stata conquistata da Filippo Conti (MI Academy), vincitore per 3-0 sul compagno di squadra Jacopo Rossi.

I vincitori della Prima Categoria

Nel tabellone femminile di Prima Categoria, Valentina Carullo (CS Scorpion) si è imposta in finale sulla compagna di squadra Amelia Leporace con il punteggio di 3-0.
Bronzo per Aurora Osso (CS Scorpion), che ha superato per 3-0 Giada Sanchini (RN Mondosquash).
Nel torneo maschile di Prima Categoria, Giuseppe Pagliusi (CS Scorpion) ha conquistato il titolo al termine di una combattutissima finale contro Giorgio De Benedetto (BA Squash), conclusasi sul punteggio di 3-2.
La medaglia di bronzo è andata ad Alessandro Passarelli (CS Scorpion), vincitore per 3-0 su Edoardo Ciriello (MI Academy).

La forza della CS Scorpion e il futuro dello squash a Rende

I risultati ottenuti confermano la CS Scorpion tra le società più prestigiose e titolate della Federazione Italiana Gioco Squash. Il club rendese continua a rappresentare un punto di riferimento per la crescita tecnica e agonistica dello squash italiano, potendo contare nel proprio organico su atleti di assoluto livello come la campionessa italiana Cristina Tartarone.
Proprio la campionessa cosentina guarda già ai prossimi importanti appuntamenti internazionali. Lo squash, infatti, farà il suo storico debutto ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, entrando ufficialmente nel programma olimpico. Un traguardo che apre nuove prospettive per gli atleti italiani e che vede Cristina Tartarone impegnata in un percorso di preparazione sempre più intenso, con l’obiettivo di conquistare un posto tra le protagoniste della disciplina.
In quest’ottica assume particolare rilevanza il progetto in fase di realizzazione a Rende, nelle immediate vicinanze dello Scorpion Health Club, dove sorgerà una struttura interamente dedicata allo squash. Il nuovo impianto sarà destinato a diventare sede federale e ad ospitare competizioni nazionali e internazionali di alto livello, contribuendo ulteriormente alla crescita del movimento.

Turismo sportivo: un’opportunità per il territorio

L’evento rappresenta anche un’importante occasione di promozione territoriale. Il turismo sportivo è oggi uno dei segmenti a più rapida crescita dell’intero comparto turistico, arrivando a generare circa il 10% della spesa turistica globale.
Lo sport si conferma infatti un potente motore economico, capace di coinvolgere atleti, accompagnatori, spettatori e appassionati che si spostano per assistere a eventi o praticare attività sportive. Manifestazioni come i Campionati Italiani di Squash contribuiscono a valorizzare il territorio, generando presenze nelle strutture ricettive, nei servizi di ristorazione e nelle attività commerciali locali.
La prospettiva olimpica dello squash e la nascita della nuova cittadella dedicata a questa disciplina pongono Rende e la Calabria in una posizione strategica per intercettare i flussi del turismo sportivo nazionale e internazionale, con l’ambizione di diventare uno dei principali poli italiani dello squash.
Con l’obiettivo di confrontarsi con i migliori interpreti mondiali della disciplina, la preparazione di Cristina Tartarone proseguirà anche attraverso periodi di allenamento in Egitto, nazione leader assoluta dello squash internazionale. Un percorso che alimenta il sogno olimpico e che potrebbe portare la campionessa calabrese a rappresentare l’Italia nella storica prima partecipazione dello squash ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.

Marcello Rugna

Qualche dato a supporto delle politiche per Cosenza città turistica

Nel convegno del 27 marzo u.s. “Cosenza città turistica: quale rotta per lo sviluppo?” organizzato dal nostro Centro Studi sottolineavamo l’importanza di disporre di dati a supporto di qualsiasi strategia e piano di sviluppo territoriale, coerentemente con quanto già evidenziato nel nostro primo articolo “Cosenza città turistica” pubblicato il 2 febbraio u.s..
Ebbene, a distanza di un paio di mesi, abbiamo scaricato qualche dato dal portale ISTAT ed effettuato un po’ di elaborazioni che vi presentiamo in questo approfondimento.

Precisiamo che abbiamo analizzato solo le annualità 2023 e 2024, non essendo ancora disponibili i dati 2025 e non ritenendo opportuno andare a ritroso nel tempo, per non incorrere in possibili false interpretazioni derivanti dal nefasto periodo COVID.
Inoltre, oltre ai dati di Cosenza, abbiamo analizzato anche quelli di Rende, che, anche se risentono dell’influenza universitaria, contribuiscono a dare una visione d’insieme dell’area urbana.

Cominciamo dalla capacità ricettiva data dal numero di letti, divisa per esercizi alberghieri (hotel a prescindere dal numero di stelle e residenze turistico-alberghiere) ed extra alberghieri (B&B, alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale, agriturismi, case per ferie, altri esercizi ricettivi), mostrata in figura 1.

Figura 1 – Capacità ricettiva misurata in numero di letti

Esaminiamo successivamente gli arrivi, divisi tra residenti (italiani) e non residenti (stranieri) e per macro-tipologia di esercizio, illustrati nelle figure 2 e 3.

Figura 2 – Arrivi (residenti, non residenti e totali)

Figura 3 – Arrivi (residenti, non residenti e totali), suddivisi per macro-tipologia di esercizio

Dalla figura 3 si evince un primo problema relativo alla disponibilità di dati, dal momento che per Cosenza nel 2023 non sono disponibili i dati disaggregati per macro-tipologia di esercizio.

Una prima interessante elaborazione si ottiene calcolando il tasso di riempimento, sia per residenti e non residenti che per macro-tipologia di esercizio, dividendo il numero delle presenze (sempre fornito da ISTAT, come numero di notti trascorse dai clienti nelle strutture ricettive e da non confondersi con il numero degli arrivi, che indicano il numero di clienti ospitati nelle strutture) per la massima capacità teorica annua, calcolata moltiplicando il numero di letti per 365.
Le elaborazioni sono mostrate nelle figure 4 e 5.

Figura 4 – Tasso di riempimento (residenti, non residenti e totale)

Figura 5 – Tasso di riempimento (residenti, non residenti e totali) per macro-tipologia di esercizio

Un’ultima elaborazione è stata effettuata per calcolare il numero medio di notti trascorse nelle strutture ricettive, illustrato nelle figure 6 e 7.

Figura 6 – Numero di notti (residenti, non residenti e totale)

Figura 7 – Numero di notti (residenti, non residenti e totale), suddiviso per macro-tipologia di esercizio

Dai dati illustrati, è possibile effettuare una prima serie di considerazioni:

  1. I tassi di riempimento, sia totali che degli esercizi alberghieri, mostrati nelle figure 4 e 5, sempre al di sotto del 30%, evidenziano un elevato divario tra domanda e offerta. Le strategie da mettere in atto per incrementare la domanda, e quindi far salire il tasso di riempimento, sono influenzate da una molteplicità di fattori, tra cui, a mero titolo esemplificativo e non esaustivo, citiamo l’assenza di strutture con grandi capacità che faciliterebbero forme di turismo congressuale e l’insufficiente offerta di pacchetti turistici che faciliterebbero l’intercettazione sia di gruppi che di singoli nuclei familiari.
  2. Gli stessi tassi di riempimento delle strutture extra alberghiere, mostrati nella figura 5, per Cosenza inferiori al 5% e per Rende intorno al 10%, sembrano raccontare una storia non vera, probabilmente influenzata da dati statistici ufficiali molto al di sotto di quelli reali.
  3. Il numero di notti relativo alla sola città di Cosenza, illustrato nelle figure 6 e 7, sempre inferiore a 2, evidenzia la scarsa capacità attrattiva di Cosenza come meta di soggiorni più lunghi o come meta baricentrica di soggiorni in varie aree del territorio provinciale.
  4. Il numero di notti relativo alla città di Rende trascorse negli esercizi extra alberghieri illustrato nella figura 7, considerevolmente più alto rispetto a Cosenza, ma anche rispetto agli esercizi alberghieri della stessa Rende, induce a individuarne la causa in relazione a lunghi soggiorni universitari, fenomeno di potenziale interesse anche per Cosenza.

A conclusione di questo approfondimento, il Centro Studi La Città Liberale sottolinea l’importanza di disporre di dati sul turismo rappresentativi, affidabili, completi e disponibili in tempi brevi e di creare e rendere da subito operativo un osservatorio comunale permanente sul turismo, in grado di raccogliere e rendere fruibili questi dati.

Auspica inoltre, per come già ribadito nel convegno del 27 marzo, la creazione di stabili e operative sinergie tra i vari attori che operano nel settore turistico: il Dipartimento di Scienze Turistiche dell’UNICAL, gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado ad indirizzo turistico presenti a Cosenza e dintorni, le strutture ricettive, le agenzie di viaggio, i tour operator, le aziende che offrono servizi di mobilità turistica, le guide turistiche, i gestori di musei e tutti coloro in grado di contribuire all’elaborazione ed alla realizzazione di strategie che rendano Cosenza una città turistica.

La recente presentazione del Master Plan “Cosenza Città Attrattiva” da parte dell’Assessore Comunale al Turismo ed alle Attività Produttive Dott. Sarino Branda avvenuta il 22 maggio u.s. offre molteplici spunti che, spalmati su un cronoprogramma triennale, lasciano ben sperare.

Ma saranno oggetto di un prossimo approfondimento, non appena avremo modo di conoscere maggiori dettagli …

Giacomo Martirano

(Ri)portiamo il treno a Cosenza

Il Centro Studi La Città Liberale, attento nell’approfondire a 360° le varie tematiche che hanno un impatto sullo sviluppo del nostro territorio, e quindi anche sul trasporto locale, ha intervistato il Prof. Ing. Luigi Martirano, ordinario di sistemi elettrici e presidente del corso di laurea in ingegneria energetica presso l’Università di Roma La Sapienza, cosentino doc, già membro del Comitato Tecnico Politico Alta Velocità Calabria e da sempre attento studioso di aspetti di mobilità, il quale, in modo molto concreto, ci ha illustrato ben tre importanti proposte, due delle quali di immediata attuazione.

“Il miglioramento della mobilità dell’area urbana costituisce uno dei temi più sfidanti per gli amministratori. Al momento non sembra esserci un piano strutturato che affronti il problema in modo sistemico e integrato. Gli spostamenti sia all’interno della città sia verso l’hinterland e sia verso il resto del paese presentano criticità che meriterebbero uno studio approfondito per la redazione di un piano ben organizzato con il potenziamento del trasporto pubblico per ridurre fenomeni di congestione del traffico e migliorare la sostenibilità economica, energetica ed ambientale.

Per quanto riguarda la mobilità verso il resto del Paese, accantonata, ma speriamo ancora non abbandonata, la questione dell’alta velocità, la proposta concreta, operativa e immediata che personalmente porterei avanti con la massima energia per il miglioramento della mobilità nell’area urbana cosentina sarebbe articolata in tre azioni, tutte riguardanti il trasporto su ferro.

  1. Attivare immediatamente la fermata a Castiglione Cosentino per la coppia di frecce Sibari-Bolzano.
  2. Incrementare la frequenza giornaliera dei treni Paola Cosenza a mezzora, ottimizzando gli orari con gli arrivi e le partenze delle frecce da Paola.

A titolo esemplificativo, nella figura sottostante è riportata l’attesa di un’ora e 12 minuti dei passeggeri in arrivo a Paola con il Freccia Rossa 8419 prima di prendere la coincidenza per Cosenza, la cui corsa precedente parte appena 10 minuti prima dell’arrivo del Freccia Rossa!

3. Attivare immediatamente un tavolo con RFI per realizzare il collegamento-prolungamento dalla “nuova” stazione di Vaglio Lise alla “vecchia” stazione di Piazza Matteotti.

I primi due punti sono immediatamente realizzabili, basta volerlo.

Il terzo punto, apparentemente più complesso, è però tecnicamente ed economicamente assolutamente sostenibile. L’obiettivo sarebbe di “riportare il treno a Cosenza”.

Il nuovo collegamento Cosenza Centro – Castiglione Rende oltre a migliorare gli spostamenti verso il resto del Paese, consentirebbe, con treni leggeri e ad alta frequentazione, di realizzare un collegamento efficace tra i quartieri del centro della città (corso Mazzini e limitrofi) e il resto dell’area urbana a nord. E, in previsione della nuova fermata ferroviaria prevista con il raddoppio della Galleria Santomarco, a ridosso dell’Università, si realizzerebbe un sistema di trasporto efficace e sostenibile tra i due cuori pulsanti dell’area urbana.

Dal punto di vista del trasporto locale, è conveniente constatare come la città si estenda sostanzialmente in modo longitudinale. Ne consegue che prevedendo un sistema su ferro lineare (appunto la Cosenza Centro-Rende- Università) e affiancando un sistema parallelo su strada con bus rapidi (bus rapid transit BRT), sistema che sembra sia in corso di progettazione, si coprirebbe una importante quota della domanda, offrendo ai cittadini un servizio moderno e alternativo all’uso dell’autovettura. In questo modo si ricucirebbero zone distanti ma strategiche e pulsanti come l’Università con il centro commerciale di Cosenza. Gli studenti del campus potranno godere anche riscoprire la bellezza di Cosenza vecchia magari rivitalizzandola con iniziative di riqualificazione urbana.

A proposito del bus rapido, leggendo le mappe dei percorsi sembrerebbe ci sia l’idea di realizzare una sorta di circolare Rende, Castrolibero, Cosenza, con un percorso che nel tratto nord-sud sarebbe tortuoso. E’ impensabile che dall’Università e da Rende per arrivare in centro città a Cosenza si debba passare da Castrolibero, allungando pesantemente il tempo di percorrenza. Sarebbe un grande sbaglio. Occorre prevedere percorsi separati e a doppio senso di marcia degli autobus, evitando circolari monodirezionali. Spero sia stata una svista nella lettura delle mappe di previsione del servizio e spero ci sia tempo per studiare i tracciati migliori.

Organizzerei i percorsi immaginando:

  • un percorso Cosenza Centro – Arcavacata lato Via Popilia (Linea 1)
  • un percorso Cosenza Centro – Rende – Arcavacata lato Via Roma Viale della Repubblica (Linea 2)
  • un percorso Castrolibero – Rende (Linea 3)
  • un percorso Castrolibero – Cosenza (linea 4).

Tuttibi direzionali, evitando appunto circolari monodirezionali.

Affiancherei a questi due corridoi longitudinali nord-sud, uno su ferro e uno su bus, sistemi di collegamento trasversali, anche solo pedonali, in modo da collegare le varie zone della città alle fermate bus e treno, ad esempio la zona della stazione degli autobus. Occorre prevedere percorsi pedonali moderni, attrezzati, confortevoli e sicuri, dotati di idonee barriere protettive rispetto al traffico motorizzato delle auto, con attraversamenti stradali sicuri, e dotati soprattutto di un sistema di illuminazione potenziato ed efficiente. bidirezionali, evitando appunto circolari monodirezionali.”

Garante del verde: un’opportunità mancata o solo rinviata?

Il 29 Novembre 2022 con Delibera n 43 nella sala consiliare del Comune di Cosenza si approva il Regolamento del Garante del verde, del suolo e degli alberi composto da tre membri, tra cui la professionista sociologa del paesaggio Nadia Gambilongo, intervistata in questi giorni dal Centro Studi La Città Liberale sulla figura da lei rappresentata negli anni precedenti nel Comune di Cosenza.

Dottoressa, come nasce l’esigenza di avere una figura di questo tipo?

Si tratta di una proposta presentata dall’associazione di volontariato i Giardini di Eva e inserita nel programma elettorale dell’attuale sindaco Franz Caruso. All’indomani delle elezioni amministrative il consiglio comunale ha ratificato la scelta politica in campo verde del sindaco. Le difficoltà però sono sorte dopo, poiché nonostante l’importante lavoro volontario dei garanti più attivi lo staff tecnico del comune si è dimostrato subito ostile e diffidente, mentre gli assessori al ramo non hanno supportato il loro lavoro.

Chi è il Garante del Verde, del suolo e degli alberi?

E’ una figura di riferimento esperta e indipendente, capace attraverso competenze tecniche in ambito naturalistico, urbanistico, ecologico e ambientale, di monitorare il lavoro ordinario portato avanti dai funzionari comunali di riferimento e di apportare suggerimenti in campo ambientale e verde e di tradurre il linguaggio “tecnico”, in azioni messe in atto, in un linguaggio più chiaro capace di raggiungere tutta la comunità ed avvicinarle ad una cultura ambientalista.

Quando si parla di gestione e valorizzazione del verde pubblico, si pensa che la soluzione più semplice e spesso l’unica, sia quella di piantare nuovi alberi, lei da ecologista cosa ne pensa?

Occorrerebbe in primo luogo partire dalla cura degli alberi già esistenti, questi ultimi sono degli organismi viventi che si adattano alle interferenze esterne: cambiamento climatico sempre più repentino, molto più rapido rispetto della velocita di adattamento degli alberi e se aggiungiamo i danni arrecati dall’uomo; potature mal gestite (capitozzature), gestione del suolo urbano (compattazione del suolo e superfici poco permeabili). E’ necessario dimensionare bene il volume del suolo necessario per la crescita delle piante, in caso contrario le alberature diventano più fragili. Ovviamente bisogna incrementare la presenza di alberature con nuovi trapianti, ma è importante fare attenzione nella scelta della specie.

In che senso?

Nel senso che la scelta delle specie non la deve decidere chi non conosce le piante e i loro problemi. Le piante di qualità non si devono scegliere solo su basi estetiche, ma sul loro potenziale (percentuale di miglioramento della qualità dell’aria, l’evapotraspirazione, quota di inquinamento rimosso dalla vegetazione). Servono alberi grandi con chiome folte, capaci di creare un’ombra consistente. I platani, i tigli, fanno un’ombra che rinfresca interi viali, invece si continuano a piantare alberelli ornamentali che ombreggiano solo mezzo metro quadrato.

Ecologisti si nasce o ci si può diventare?

Lo si può diventare acquisendo maggiore sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali, seguendo corsi di formazione, partecipando ad iniziative pubbliche organizzate dalle associazioni ambientaliste del territorio. I giardini di Eva fanno educazione ai sentimenti ed ambientale nelle scuole da molti anni, organizzando laboratori con le ragazze e i ragazzi in aule didattiche all’aperto.

Sappiamo che lei si è dimessa da un anno a questa parte da figura di Garante del verde urbano di Cosenza, quali cause l’hanno portata a prendere questa decisione?

Nonostante un infaticabile lavoro volontario, senza neppure un rimborso spese per gli innumerevoli sopralluoghi e relazioni redatte, le nostre valutazioni e suggerimenti sono rimasti lettera morta. Abbiamo salvato un’Araucaria centenaria sulla scalinata dei due leoni che il sindaco aveva intenzione di abbattere ed altri alberi monumentali in città, ma il fallimento più grande è stato quello della villa vecchia dove sono stati spesi milioni di euro senza risolvere le criticità dovuti al ristagno di acqua che stanno portando alla marcescenza di alberi secolari; inoltre sono stati abbattuti Cipressi, Cedi del Libano e Pioppi centenari che potevano essere curati.

Secondo la sua esperienza quali miglioramenti porterebbe al regolamento del Garante del Verde di Cosenza e quali azioni concrete suggerirebbe per rendere questa figura essenziale all’interno della comunità?

Innanzi tutto il parere del Collegio dei Garanti deve essere vincolante e non consultivo, inoltre è necessario prevedere una voce in bilancio per la cura del verde e per la promozione di una cultura ambientalista in città e nelle scuole. Ovviamente, è necessario creare un clima di collaborazione con lo staff tecnico e la giunta di riferimento; inoltre è necessario creare una struttura di supporto al Collegio dei Garanti del verde e del suolo.

Le porgo un’ultima domanda, che ritengo sia essenziale sulla qualità di vita della comunità; secondo lei una gestione consapevole da parte dell’amministrazione del verde urbano e del suolo, potrebbe essere il motore di attrattiva turistica?

Il verde urbano può essere oggi interpretato anche come uno spazio educativo diffuso, una destinazione turistica, per essere considerata tale, deve rispondere anche a canoni paesaggistici: cura del verde, edilizia controllata, rigenerazione urbana. Il turista è sensibile a questi temi e preferisce le mete che sanno valorizzare la sostenibilità in alta qualità dell’offerta. Il paesaggio è una scelta politica e progettuale, che va pianificata e guidata anche dal punto di vista della comunicazione. Basti ricordarsi la pandemia da Covid-19, ha confermato quanto siano precari determinati equilibri tra uomo e natura, spingendo i sistemi territoriali verso l’adozione di metodi e pratiche rispettose dell’ambiente, tali pratiche risultano essere vantaggiose non solo ai fini della lotta ai cambiamenti climatici ma anche per un miglior posizionamento delle città su mercati turistici nuovi dove la sostenibilità non è solo un costrutto teorico ma, anzi, si esplica in comportamenti responsabili e generando bellezza e ricchezza.

DIMITRY REDA

Democrazia, numeri e verità: il valore delle minoranze nell’età delle semplificazioni

Viviamo in un tempo in cui la parola “democrazia” è spesso evocata, ma sempre meno compresa nella sua sostanza. Ridotta a una questione aritmetica, viene identificata con il principio della maggioranza, come se il consenso numerico fosse di per sé garanzia di giustizia, equilibrio e libertà.

Ma la democrazia autentica non è il dominio dei numeri. È, prima di tutto, un sistema di garanzie.

Le cosiddette democrazie autoritarie si fondano proprio su questo equivoco: trasformano il consenso in legittimazione assoluta, svuotando progressivamente gli spazi di pluralismo. Il voto diventa uno strumento formale, mentre il dissenso viene marginalizzato, delegittimato o reso irrilevante. In questi contesti, la maggioranza non governa: domina.

È qui che si consuma l’inganno dei numeri.

I numeri possono rappresentare una volontà, ma non esauriscono la complessità di una società. Possono indicare una direzione, ma non garantiscono la qualità delle decisioni. Una democrazia che si limita a contare perde la capacità di pensare.

In questo quadro, emerge una responsabilità precisa: la politica deve essere attenta.

Attenta ai numeri, soprattutto quando i numeri sembrano parlare con chiarezza. Perché oggi, più che mai, quei numeri sono incompleti. L’astensionismo crescente ci ricorda che una parte sempre più ampia della società non si riconosce, non partecipa, non sceglie.

E allora il consenso non può essere letto in modo superficiale. Una maggioranza costruita su una partecipazione ridotta non è meno legittima, ma è certamente più fragile.

Ignorare questo dato significa cadere nell’inganno dei numeri: scambiare il silenzio per consenso, l’assenza per adesione.

Una politica attenta, invece, sa leggere anche ciò che non è espresso. Si interroga sulle ragioni di chi non vota, di chi si allontana, di chi non si sente rappresentato. Perché è lì, spesso, che si misura la qualità reale della democrazia.

In questo scenario, il ruolo delle minoranze assume un valore decisivo.

Le minoranze non sono un ostacolo alla governabilità. Sono una risorsa. Sono il luogo del dubbio, della critica, dell’innovazione. Sono il presidio contro ogni deriva semplificatoria. Una minoranza viva e libera non indebolisce la democrazia: la rafforza.

La storia delle istituzioni liberali dimostra che il progresso nasce spesso da posizioni inizialmente minoritarie. Idee che, in un primo momento, non incontrano il favore della maggioranza, ma che nel tempo si rivelano fondamentali per l’evoluzione della società.

Per questo, una democrazia matura non teme le minoranze. Le ascolta, le tutela, le valorizza.

Difendere il pluralismo significa riconoscere che il conflitto delle idee è un elemento fisiologico, non patologico. Significa accettare che la verità politica non è mai definitiva, ma si costruisce attraverso il confronto.

Oggi, invece, assistiamo a una crescente tendenza alla semplificazione: chi dissente viene spesso ridotto a “minoranza irrilevante”, quando non addirittura a ostacolo da superare. È una deriva pericolosa, perché impoverisce il dibattito pubblico e riduce la capacità delle istituzioni di correggere i propri errori.

È in questo contesto che assume un significato ancora più rilevante il ruolo dei luoghi di elaborazione culturale.

Il Centro Studi La Città Liberale nasce con questa ambizione: essere uno spazio di approfondimento, di analisi, di confronto, capace di alimentare il pensiero politico e di offrire alle istituzioni strumenti di lettura più complessi e consapevoli.

La politica, infatti, non può vivere solo di decisione. Ha bisogno di pensiero.

Lo avevano compreso chiaramente Benedetto Croce e Piero Gobetti: senza un continuo lavoro culturale, senza un’elaborazione critica capace di interrogare il presente, le istituzioni rischiano di svuotarsi, di perdere profondità, di diventare meri strumenti di gestione.

Diversamente, si inaridiscono.

Un centro studi non è un luogo separato dalla politica, ma il suo complemento naturale. È il luogo in cui le idee maturano prima di diventare scelte, in cui le minoranze trovano voce prima di diventare orientamento, in cui il dissenso si trasforma in proposta.

In un tempo segnato dalla semplificazione e dall’immediatezza, investire nel pensiero non è un esercizio teorico: è una necessità democratica.

Perché senza cultura politica, anche la democrazia più solida rischia di diventare fragile.

Candida Tucci

La libertà non è un’eredità ma una costruzione. Il compito di una nuova cultura liberale

Questo contributo nasce dalla lettura dell’articolo di Matteo Marchesini, pubblicato su Il Foglio di oggi e dedicato al rapporto tra Benedetto Croce e il fascismo. Una riflessione puntuale, che ricostruisce con equilibrio l’evoluzione del pensiero crociano di fronte all’affermazione del regime di Benito Mussolini, ma che soprattutto riapre una questione che non appartiene solo alla storia.

È una questione politica. E riguarda il presente.

Croce rappresenta una grande tradizione liberale, ma anche un limite: quello di una cultura che ha pensato di poter contenere le crisi senza trasformarsi. Di fronte all’ascesa del fascismo, la reazione non fu immediata, perché si confidava nella capacità delle istituzioni di assorbire lo shock.

È un errore che non possiamo permetterci di ripetere.

Il punto non è giudicare il passato, ma capire il meccanismo: le democrazie non crollano solo per rotture improvvise, ma per progressiva perdita di vitalità. Si svuotano dall’interno quando la rappresentanza si indebolisce, quando la partecipazione si riduce, quando il potere si concentra senza contrappesi reali.

Qui si innesta la lezione decisiva di Piero Gobetti, a cui il Centro Studi La Città Liberale si ispira.

Gobetti ci consegna un’idea esigente di liberalismo: non equilibrio, ma conflitto produttivo; non conservazione, ma responsabilità; non adattamento, ma costruzione continua della libertà.

Il fascismo, per Gobetti, non fu una deviazione, ma il risultato di una debolezza strutturale: l’assenza di cittadini autonomi, di classi dirigenti responsabili, di una società capace di esercitare controllo sul potere.

Allora il nostro compito è chiaro: rifondare il liberalismo come pratica civile. In questo percorso, il primo passaggio è restituire senso e forza alla responsabilità istituzionale. Le istituzioni devono tornare a essere luoghi di decisione reale, non spazi opachi o puramente formali, ma ambiti in cui le scelte sono trasparenti, comprensibili e soprattutto controllabili dai cittadini.

Accanto a questo, è necessario ricostruire una società viva e organizzata. Un sistema liberale non si regge sul vuoto, ma sulla presenza attiva dei corpi intermedi: imprese, associazioni, comunità. È lì che si forma il tessuto della democrazia sostanziale, quella che non si esaurisce nel voto ma si alimenta nella partecipazione quotidiana.

Al centro di questa visione c’è poi una questione decisiva: la qualità delle classi dirigenti. Senza una cultura del merito e della competenza, ogni riforma resta fragile. La selezione delle responsabilità pubbliche e private non può essere affidata a logiche casuali o relazionali, ma deve tornare a fondarsi su capacità, preparazione e risultati.

Allo stesso modo, il pluralismo non può ridursi a una dichiarazione di principio. Deve tradursi in condizioni reali di confronto, accesso e rappresentanza. Solo così diventa uno strumento effettivo di libertà e non una formula vuota.

Infine, tutto questo trova senso solo se si rimette al centro il cittadino, non come destinatario passivo delle decisioni, ma come soggetto attivo. Perché la libertà, in una visione liberale autentica, non è mai delega: è partecipazione consapevole, responsabilità condivisa, capacità di incidere.

Il rischio non è il ritorno delle forme del passato, ma la riproduzione delle condizioni che lo hanno reso possibile.

La Città Liberale nasce per questo: non per commentare la realtà, ma per cambiarne le condizioni.

Candida Tucci

Calabria, regione dove il diritto alla salute è più universalistico che altrove

Il mare restituisce corpi senza nome. Restituisce domande. Restituisce responsabilità.

In questi giorni, le coste della Calabria sono tornate al centro dell’attenzione nazionale per l’ennesima tragedia del Mediterraneo. Ma dietro l’emozione del momento c’è una realtà che merita di essere raccontata fino in fondo: la Calabria non si limita a osservare. Interviene. Cura. Accoglie.

E lo fa garantendo il diritto alla salute in modo concretamente universalistico.

Negli ultimi anni l’Italia ha registrato numeri elevatissimi di arrivi via mare (oltre 150.000 nel solo 2023). Una quota significativa è approdata sulle coste calabresi.

Ogni sbarco attiva immediatamente triage sanitario in banchina, screening per patologie infettive, vaccinazioni urgenti, assistenza a minori e donne in gravidanza, trasferimento ospedaliero per i casi critici.

Le Aziende Sanitarie Provinciali operano in condizioni strutturalmente complesse, con carenza di personale e risorse limitate. Eppure nessuno viene lasciato senza assistenza. Il diritto alla salute, in Calabria, non è selettivo. È effettivo.

La rete di accoglienza regionale comprende oltre 100 progetti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) e circa 3.000–4.000 posti distribuiti nei comuni, con una presenza significativa di minori stranieri non accompagnati.

Molti piccoli comuni calabresi partecipano al sistema nazionale attivando percorsi di integrazione, formazione e inclusione sociale.

La narrazione dominante insiste su liste d’attesa, commissariamenti, criticità organizzative. Sono problemi reali, che richiedono soluzioni strutturali.

Ma c’è un dato che raramente viene evidenziato: la Calabria garantisce assistenza sanitaria anche a chi non è residente, a chi non ha contribuito fiscalmente, a chi arriva in condizioni estreme.

Il Servizio sanitario regionale non chiude le porte, non distingue per provenienza, non subordina l’urgenza alla cittadinanza. Questo è universalismo sostanziale.

La Calabria è regione di frontiera e sostiene un peso che è nazionale ed europeo. Per questo è necessario rafforzare stabilmente gli organici sanitari, finanziare in modo strutturale le attività di frontiera, attivare meccanismi europei di redistribuzione effettiva e programmare senza rincorrere l’emergenza.

I corpi restituiti dal mare interrogano le coscienze ma interrogano anche la politica.

La Calabria dimostra che il diritto alla salute può restare universale anche in condizioni difficili, perché nessuno viene escluso.

La Calabria non è solo la regione delle criticità. È anche la regione dove il diritto alla salute, nei fatti, è più universalistico che altrove.

Candida Tucci – Presidente regionale Confapi Calabria – Filiera Salute

Calabria, la sfida della mobilità: da dato episodico a strategia

Tra il 2019 e il 2023 la Regione ha generato circa 11 milioni di euro annui di mobilità attiva. Oltre il 53% dei ricoveri attratti è prodotto dal privato accreditato. Un segnale da trasformare in programmazione strutturale.

Per anni la sanità calabrese è stata raccontata quasi esclusivamente attraverso il fenomeno della mobilità passiva. È una realtà che conosciamo e che va affrontata con determinazione. Ma accanto a questa narrazione esiste un dato meno discusso e altrettanto significativo: la Calabria attrae pazienti da fuori regione.

I numeri ufficiali lo confermano.

Nel triennio 2019–2021, secondo i dati regionali elaborati sui flussi SDO (scheda dimissione ospedaliera), la mobilità attiva ospedaliera ha registrato: 2019: 3.610 ricoveri per 14,5 milioni di euro; 2020: 2.937 ricoveri per 11 milioni di euro; 2021: 3.040 ricoveri per 11 milioni di euro. Il 2020 è stato inevitabilmente segnato dalla pandemia, ma già nel 2021 i volumi mostrano una ripresa.

Il dato più recente disponibile, pubblicato da Agenas per il 2023, indica circa 2.700 ricoveri in mobilità attiva effettiva, per un valore di 11,19 milioni di euro, con un indice di attrazione del 2,17%.

Non sono cifre risolutive, ma sono cifre reali che indicano che esiste una base su cui costruire.

Non solo urgenze: c’è anche scelta

Un elemento particolarmente rilevante riguarda la mobilità “effettiva”, cioè quella determinata dalla scelta del paziente.

Nel 2019 la Calabria ha attratto: 276 ricoveri ad alta complessità e 1.887 ricoveri di media complessità. Nel 2021, nonostante la coda della crisi pandemica: 182 ricoveri ad alta complessità e 1.703 di media complessità. Questo significa che l’attrazione non è dovuta soltanto a ricoveri casuali o di urgenza, ma riguarda anche prestazioni che presuppongono una scelta consapevole. La scelta, in sanità, è un indicatore di reputazione clinica.

Il ruolo del privato accreditato

Il dato 2023 evidenzia un altro aspetto strutturale: oltre il 53% dei ricoveri in mobilità attiva è prodotto dal privato accreditato, mentre il 46% è generato dal pubblico.

Questo non deve essere letto in chiave contrappositiva. Al contrario, dimostra che la capacità attrattiva regionale è già oggi il risultato di un sistema misto, dove pubblico e privato accreditato contribuiscono entrambi.

Da segnale a strategia

Se oggi la mobilità attiva genera circa 11 milioni di euro l’anno, la vera sfida è trasformare questo dato da episodio a strategia. Rafforzare le aree di alta complessità, ridurre la mobilità passiva evitabile ed aumentare quella attiva qualificata.

Serve una sussidiarietà intelligente, nella quale il pubblico programma con chiarezza e visione ed il privato accreditato investe, integra e innova. Entrambi misurati su qualità, appropriatezza e risultati.

Serve, inoltre, una responsabilità condivisa. Anche il sistema delle imprese sanitarie deve fare la propria parte. Non è il tempo delle frammentazioni, ma della collaborazione.

Condivisione dei dati, investimenti mirati, integrazione clinica e comunicazione coordinata sono le leve per rafforzare l’attrattività regionale.

La Calabria resta una regione – come molte altre regioni – con criticità profonde nel sistema sanitario. Ma i numeri dimostrano che esistono segnali concreti su cui costruire.

La mobilità attiva può diventare un indicatore di fiducia e un punto di partenza per una programmazione più ambiziosa e più equilibrata.

Candida Tucci – Presidente regionale Confapi Calabria – Filiera Salute, Francesca Nicoletti – Psicologa

Un Patto per il territorio

In una fase di emergenza purtroppo non ancora archiviabile, correttezza impone di non alimentare polemiche sulle (tante) responsabilità che ci sono state e di lasciare al proprio lavoro tanti bravi soccorritori e tanti poveri disperati.

Però, non appena sarà tornato un tempo di pace (per usare il gergo della Protezione Civile), speriamo il prima possibile, sarà doveroso aprire un serio confronto sulla “filiera del controllo del territorio”, dal quale dovrà necessariamente uscire un “Patto per il territorio”, con compiti precisi per tutti gli attori coinvolti, che riduca drasticamente il rischio che le scene di questi giorni si ripetano ogni due per tre.

Il concetto di filiera dovrebbe aiutarci simbolicamente a rappresentare il percorso che l’acqua effettua dal momento in cui tocca il suolo al momento in cui torna nei mari o nei laghi, immaginando il nostro reticolo idrografico come una fittissima rete di “capillari” che, scendendo verso valle, va ad alimentare delle “vene” sempre più grosse.

E allora, proviamo a fare insieme questo percorso, ponendoci alcuni interrogativi.

Il primo anello della filiera è rappresentato dal territorio agricolo e forestale. Chiediamoci ora quale sia lo stato di presidio di questo territorio, stante il crescente spopolamento delle aree rurali montane e vallive e con esso l’incremento dei terreni incolti e la diminuzione di persone addette alla manutenzione dei fossi di scolo all’interno delle proprie proprietà. Con quale conseguenza? Che le precipitazioni, soprattutto quelle intense, cominciano ad intasare i primi corpi recettori, portandosi appresso materiale di ogni genere, oppure, peggio ancora, anziché trovare la naturale via di sfogo nei fossi o nei torrenti, si infiltrano dove non dovrebbero, minando la stabilità dei terreni più fragili.

Ecco quindi il primo problema, la cui soluzione andrebbe cercata nel favorire il ripristino e la manutenzione dei fossi di scolo in campagna ed in montagna, anche attraverso interventi mirati supportati dal competente Assessorato Regionale.

Il secondo anello della filiera è rappresentato dall’alveo di fossi e torrenti che non sono di proprietà privata, che percorriamo idealmente verso valle fino a che arriviamo in un centro abitato. Come ce li immaginiamo questi alvei? Sicuramente poco e per nulla puliti, pieni di vegetazione di ogni tipo e spesso privi di opere di rallentamento della portata. Inoltre, cominciamo a vedere che vecchi ponticelli che nel corso dei secoli facevano parte della viabilità rurale per consentire l’attraversamento dei corpi d’acqua, sono oggi sostituiti da blocchi di cemento attraversati da tubazioni passanti che, alla sola vista, lasciano facilmente presagire ostruzioni da parte di tronchi, rami e pietre, che puntualmente si verificano. Chi dovrebbe intervenire per la pulizia continua di fossi, fiumi e torrenti prima che arrivino in un centro abitato? Il Comune? Il Consorzio di Bonifica? La Regione? Senza entrare nell’intrigo di competenze troppo spesso rimpallate, diciamo semplicemente che qualcuno se ne deve occupare (scopriremo chi in un prossimo approfondimento).

Ora riprendiamo il nostro viaggio e arriviamo in un centro abitato, piccolo o grande che sia. Cosa vediamo? Prima, un lungo tratto tombato, nei cui pressi, o addirittura sopra, troviamo case, strade e altri manufatti. Anche in questo caso, ci torna in mente la visione da incubo, ahimè vista tante volte, di questi percorsi tombati che, sollecitati da portate enormi e da materiali di ogni tipo, letteralmente esplodono.

Terminato il tratto tombato finiamo nel letto a cielo aperto del fiume che attraversa la città, in cui vediamo alberi d’alto fusto alti quanto i palazzi. A destra e a sinistra strade, abitazioni e fabbriche che lambiscono gli argini, costruite probabilmente dove non era consentito e costellate di voragini che si aprono, mettendo a nudo strati di mancanze.

Per non parlare delle strade lambite da costoni da cui si staccano, come ferite, colate di fango, pietre e alberi che invadono la carreggiata, trascinando precarie opere di contenimento, ove esistenti.

E qui gli interrogativi aumentano. Oltre alle diatribe sulle responsabilità comunali o regionali sulla pulizia dell’alveo dei fiumi, ci chiediamo quante siano le abitazioni e le fabbriche in zona rossa, quanta gente ci vive o ci lavora, quanti anziani, quanti bambini, quanti disabili, chi diede un’autorizzazione che non doveva essere data. E se qualche piano sia intervenuto successivamente nel classificare a rischio un’abitazione o una fabbrica che prima non lo erano, anziché rimanere passivi nella (illusoria) speranza che il destino sia benevolo, è necessario predisporre delle opere di riduzione del rischio e, ove queste non fossero attuabili, non esiste purtroppo alternativa al trasferimento delle attività a rischio in zone sicure.

In ogni caso serve maggiore rigore, da parte delle autorità competenti, nel rilascio di autorizzazioni alla realizzazione di opere in prossimità di aree a rischio, ed i cittadini e gli imprenditori non devono ritenersi baciati dalla fortuna, e quindi al sicuro, se il proprio intervento ricade immediatamente all’esterno di una zona a rischio delimitata da una mappa rappresentativa di una scala non dettagliata.

Inoltre, occorrono Piani di Protezione Civile aggiornati, continue campagne informative alla popolazione, sistemi efficaci di segnalazione delle criticità. Anche puntando molto sul ruolo delle associazioni di volontariato di Protezione Civile.

Ultima tappa del nostro percorso è il tratto dei fiumi che dai centri urbani si avviano verso la foce, subendo l’impatto di tutto ciò che avviene a monte. Qual è lo scenario qui? Argini non sempre adeguati, attività agricole in alveo, segni di prelievo incontrollato di inerti. E alla prima falla di un argine, ecco che il fiume straripa, portando distruzione e disperazione.

Anche se il nostro viaggio è terminato, il nostro impegno per stimolare un Patto per il territorio è appena cominciato, con l’ambizione di creare sinergie tra le tante eccellenti competenze di cui il nostro territorio dispone: ricercatori UNICAL e CNR, ordini professionali, imprenditori, studenti, associazioni e semplici cittadini, che siano sollecitati e coordinati da amministratori attenti e pronti alla responsabilità che gli abbiamo consegnato di governare il nostro territorio.