Calabria, la sfida della mobilità: da dato episodico a strategia

Tra il 2019 e il 2023 la Regione ha generato circa 11 milioni di euro annui di mobilità attiva. Oltre il 53% dei ricoveri attratti è prodotto dal privato accreditato. Un segnale da trasformare in programmazione strutturale.

Per anni la sanità calabrese è stata raccontata quasi esclusivamente attraverso il fenomeno della mobilità passiva. È una realtà che conosciamo e che va affrontata con determinazione. Ma accanto a questa narrazione esiste un dato meno discusso e altrettanto significativo: la Calabria attrae pazienti da fuori regione.

I numeri ufficiali lo confermano.

Nel triennio 2019–2021, secondo i dati regionali elaborati sui flussi SDO (scheda dimissione ospedaliera), la mobilità attiva ospedaliera ha registrato: 2019: 3.610 ricoveri per 14,5 milioni di euro; 2020: 2.937 ricoveri per 11 milioni di euro; 2021: 3.040 ricoveri per 11 milioni di euro. Il 2020 è stato inevitabilmente segnato dalla pandemia, ma già nel 2021 i volumi mostrano una ripresa.

Il dato più recente disponibile, pubblicato da Agenas per il 2023, indica circa 2.700 ricoveri in mobilità attiva effettiva, per un valore di 11,19 milioni di euro, con un indice di attrazione del 2,17%.

Non sono cifre risolutive, ma sono cifre reali che indicano che esiste una base su cui costruire.

Non solo urgenze: c’è anche scelta

Un elemento particolarmente rilevante riguarda la mobilità “effettiva”, cioè quella determinata dalla scelta del paziente.

Nel 2019 la Calabria ha attratto: 276 ricoveri ad alta complessità e 1.887 ricoveri di media complessità. Nel 2021, nonostante la coda della crisi pandemica: 182 ricoveri ad alta complessità e 1.703 di media complessità. Questo significa che l’attrazione non è dovuta soltanto a ricoveri casuali o di urgenza, ma riguarda anche prestazioni che presuppongono una scelta consapevole. La scelta, in sanità, è un indicatore di reputazione clinica.

Il ruolo del privato accreditato

Il dato 2023 evidenzia un altro aspetto strutturale: oltre il 53% dei ricoveri in mobilità attiva è prodotto dal privato accreditato, mentre il 46% è generato dal pubblico.

Questo non deve essere letto in chiave contrappositiva. Al contrario, dimostra che la capacità attrattiva regionale è già oggi il risultato di un sistema misto, dove pubblico e privato accreditato contribuiscono entrambi.

Da segnale a strategia

Se oggi la mobilità attiva genera circa 11 milioni di euro l’anno, la vera sfida è trasformare questo dato da episodio a strategia. Rafforzare le aree di alta complessità, ridurre la mobilità passiva evitabile ed aumentare quella attiva qualificata.

Serve una sussidiarietà intelligente, nella quale il pubblico programma con chiarezza e visione ed il privato accreditato investe, integra e innova. Entrambi misurati su qualità, appropriatezza e risultati.

Serve, inoltre, una responsabilità condivisa. Anche il sistema delle imprese sanitarie deve fare la propria parte. Non è il tempo delle frammentazioni, ma della collaborazione.

Condivisione dei dati, investimenti mirati, integrazione clinica e comunicazione coordinata sono le leve per rafforzare l’attrattività regionale.

La Calabria resta una regione – come molte altre regioni – con criticità profonde nel sistema sanitario. Ma i numeri dimostrano che esistono segnali concreti su cui costruire.

La mobilità attiva può diventare un indicatore di fiducia e un punto di partenza per una programmazione più ambiziosa e più equilibrata.

Candida Tucci – Presidente regionale Confapi Calabria – Filiera Salute, Francesca Nicoletti – Psicologa