Vivere e lavorare in Calabria: libertà, opportunità, responsabilità

Dai giovani alle imprese, un patto possibile per il futuro

Parlare di futuro, in Calabria, significa partire dalla realtà, non per rassegnarsi, ma per capire dove intervenire. I dati demografici e occupazionali raccontano una crisi profonda, che non è solo economica ma anche sociale e civile. La perdita di popolazione, soprattutto giovane e qualificata, riduce il capitale umano disponibile e indebolisce le basi dello sviluppo.

Questo quadro regionale si inserisce in una dinamica nazionale più ampia. Come ha evidenziato il presidente di Confapi, Cristian Camisa, sulle pagine di Milano Finanza, l’Italia sconta da oltre vent’anni un ristagno della produttività e un vincolo demografico sempre più stringente. La fuga dei laureati, in particolare nelle discipline tecnico-scientifiche, rappresenta una perdita secca di competenze, investimenti formativi e opportunità di crescita.

Per territori fragili come la Calabria, questo fenomeno ha un impatto moltiplicatore: chi parte difficilmente rientra, e la laurea diventa spesso il biglietto di uscita, non una leva di sviluppo locale. Il risultato è un paradosso strutturale: si investe in formazione, ma il valore prodotto viene utilizzato altrove.

Dal Patto per i Talenti STEM a una strategia territoriale

La proposta di Confapi – il Patto per i Talenti STEM – affronta un nodo centrale: rendere il lavoro qualificato competitivo, stabile e attrattivo. Agire sul costo del lavoro, valorizzare il merito e sostenere la produttività delle PMI significa creare le condizioni affinché i giovani possano scegliere di restare o tornare.

Trasferita sul piano regionale, questa impostazione suggerisce una linea chiara: anche in Calabria servono politiche del lavoro orientate alla qualità, alla stabilità, alle persone e non solo ai numeri.

Università, lavoro e territorio: un sistema da ricostruire

La Calabria dispone di università, competenze e imprese che, se messe in relazione stabile, possono generare valore. Il problema, finora, non è la mancanza di talento, ma l’assenza di un sistema che faccia dialogare formazione, lavoro e territorio.

Occorre superare interventi episodici e costruire:

  • patti strutturali tra università e imprese;
  • regole semplici e tempi certi per chi investe;
  • incentivi stabili all’occupazione qualificata.

Vivere e lavorare in Calabria non può essere una scelta obbligata né un atto di resistenza individuale. Deve tornare a essere una scelta libera. Ma la libertà, senza opportunità concrete, resta formale.

Il lavoro è una leva economica, ma anche un fattore di cittadinanza, appartenenza e qualità democratica. Dove il lavoro manca o è fragile, si indebolisce il legame civico e cresce la sfiducia nelle istituzioni.

Solo così vivere e lavorare in Calabria può tornare a essere una possibilità reale

Candida Tucci

UNIVERSITÀ E CENTRI DI RICERCA, UNA RISORSA AL CENTRO DI OGNI PROGRAMMA POLITICO PER IL NOSTRO TERRITORIO

Stiamo rilevando un certo fermento, forse per la prima volta con largo anticipo rispetto alle prossime scadenze elettorali, che vede attori vecchi e nuovi della scena politica già impegnarsi in dichiarazioni programmatiche.

L’auspicio è che, oltre che attirare l’attenzione dei concittadini su nomi evocativi già pensati per le liste elettorali, al più presto si alimenti un sano dibattito su programmi ed analisi basati su evidenze oggettive e non su sterili slogan. In altre parole, privilegiare i contenuti ai contenitori.

E se e quando si parlerà di programmi, sarebbe auspicabile vedere le università ed i centri di ricerca presenti sul nostro territorio usati in maniera appropriata dalla politica!

“Usati in maniera appropriata” significa coinvolti in tutte le fasi del ciclo di vita delle politiche settoriali: dalle analisi di fattibilità, alle simulazioni di diversi scenari, alla raccolta ed elaborazione di dati, al contributo alla stesura di bozze di strumenti normativi, per finire al supporto al monitoraggio ed al controllo. Il tutto non con una delega in bianco o tramite convenzioni senza obbligo di rendicontazione, ma sotto stretto indirizzo e controllo della politica. E dialogando con la politica e confrontandosi con la cittadinanza. E con la condizione di coinvolgere le decine di migliaia di giovani talenti, che si sentirebbero finalmente un po’ più protagonisti del loro presente e del loro futuro.

E poi chi lo sa, magari si riuscirebbe a generare anche delle economie di spesa, evitando di ricorrere ad appalti multimilionari per simili servizi, culle di lobbies e di intrecci che corrono il rischio di non fare gli interessi del nostro territorio allo stesso modo di come li farebbero attori del territorio che operano sul territorio.

In sintesi, le nostre università ed i nostri centri di ricerca considerati come giacimenti inesauribili di risorse vitali, prima tra tutte l’intelligenza e la voglia di fare dei tanti nostri giovani talenti, guidati dalle eccellenti capacità dei nostri ricercatori, riconosciute anche a livello mondiale.

Da imprenditore che si occupa di ricerca e innovazione mi sono spesso trovato nelle condizioni di collaborare con alcuni dipartimenti e gruppi di ricerca ed ho potuto toccare con mano da un lato l’enorme potenziale del nostro sistema della ricerca, ma dall’altro i limiti di una visione talvolta un po’ troppo autoreferenziale.

Ed è grazie a queste esperienze che sono profondamente convinto che l’attuazione di una sapiente sinergia tra politica e mondo della ricerca rappresenti un’ottima opportunità per iniziare finalmente a fare sistema dalle nostre parti.

A cominciare dalle prossime elezioni comunali della nostra città.

Giacomo Martirano

Sanità pubblica e privata: chiarezza, responsabilità e visione di sistema

Ritengo necessario intervenire nel dibattito pubblico che si è sviluppato in queste ore a seguito dell’autorizzazione alla realizzazione di un ospedale privato nel territorio di Cosenza. Un dibattito alimentato da polemiche che chiamano in causa, da un lato, la presenza della consigliera regionale Filomena Greco nella competente Commissione Sanità e, dall’altro, la riconducibilità dell’iniziativa imprenditoriale alla famiglia Greco. Un confronto legittimo, che tuttavia rischia di scivolare su letture parziali e su contrapposizioni ideologiche, distogliendo l’attenzione dal nodo centrale: il ruolo che la sanità privata accreditata svolge, per legge e per funzione, all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

In qualità di rappresentante della categoria della sanità privata accreditata, sento il dovere di riportare il confronto su un piano di chiarezza e responsabilità, lontano da semplificazioni che non aiutano né i cittadini né il sistema salute.

Per completezza e trasparenza, ritengo doveroso precisare che non ho sintonia politica con l’onorevole Filomena Greco, pur apprezzandone le capacità, e che le realtà imprenditoriali riconducibili alla famiglia Greco non risultano associate al sistema CONFAPI. Il mio intervento non è dunque riferibile a singoli soggetti o interessi particolari, ma esclusivamente al ruolo e alla funzione della sanità privata accreditata all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

La sanità privata non è l’alternativa alla sanità pubblica, né tantomeno la sua antagonista. Il privato accreditato esiste ed opera solo se previsto dalla programmazione pubblica ed è chiamato a svolgere una funzione integrativa e sussidiaria rispetto al servizio pubblico, contribuendo a garantire continuità assistenziale, riduzione delle liste d’attesa e maggiore prossimità delle cure ai cittadini.

Ogni investimento nel settore sanitario, pubblico o privato che sia, non sottrae diritti, ma amplia l’offerta di cura se correttamente inserito in una cornice programmatoria chiara, controllata e orientata all’interesse generale. Il vero tema, dunque, non è la presenza del privato, ma la qualità della governance, la capacità di indirizzo della Regione, il controllo delle prestazioni e la tutela dell’equità di accesso.

In una regione come la Calabria, dove si stanno compiendo sforzi significativi per superare criticità strutturali di lunga durata, demonizzare il privato accreditato significa rinunciare a uno degli strumenti disponibili per rafforzare il sistema salute, non difenderlo.

I cittadini dovrebbero poter accogliere con favore ogni iniziativa che, nel rispetto delle regole e sotto il controllo pubblico, contribuisca a migliorare qualità, tempestività e appropriatezza delle prestazioni. La salute non può diventare terreno di scontro ideologico, ma deve restare un diritto da garantire con pragmatismo e responsabilità.

La sanità pubblica va rafforzata, difesa e resa più efficiente. Ma questo obiettivo si raggiunge anche costruendo con il privato un’alleanza responsabile, fondata su ruoli chiari, controlli rigorosi e obiettivi condivisi.

Solo superando contrapposizioni pregiudiziali e adottando una visione moderna sarà possibile restituire ai cittadini calabresi un sistema sanitario più equo, efficiente e sostenibile.

Candida Tucci